www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026

Della serie

Se le serie TV definiscono un luogo in cui il cinema trova una dimensione potenzialmente infinita nonostante la fine della storia e oltre il finale di ogni racconto, questa sezione cerca di dare spazio al desiderio che la narrazione ricominci e che l'immagine seriale bruci ancora senza mai consumarsi.

Luca Romano

Luca Romano

altAll’incirca nel 1839, in Francia, viene presentato per la prima volta il dagherrotipo. L’ambizione, il sogno, è di riuscire a catturare la realtà, di fermare l’attimo bellissimo. Il risultato dei primi lavori è, però, ancora scuro, la luce si ferma e si impressiona sulle lastre, ma bisogna star attenti a non inserire scritte, perché nei primi dagherrotipi l’immagine era specchiata. L’attimo fatto di luce si ferma e diventa immortale. Abbiamo ancora, ad oggi, uno dei primi dagherrotipi, forse il più famoso per via dell’autore: Edgar Allan Poe. Il futuro è la fotografia, il cinema, il movimento, fermare l’attimo, fermare gli attimi, i minuti, le ore.

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Luigi Abiusi

Luigi Abiusi

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«[…] Vidi il meccanismo dell’amore e la modificazione della morte […]»
(J.L. Borges, L’Aleph)






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Vincenzo Martino

Vincenzo Martino

«Forse noi […] siamo solo miliardi di calcoli nel rene di un corpacciuto animale, la sua colica senza fine, i quagli petrosi del suo difficoltoso smisurato emuntorio; e galleggiamo cosi nell’etere e piscio che gli si impantana per tutti i meati e lo fa gloriosamente ululare di dolore nel silenzio degli spazi eterni.» (Bufalino 2012, p. 14)

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Michele Sardone

Michele Sardone

Balázs racconta il caso, accaduto nei primi anni del Novecento, di una ragazza che non era mai andata al cinema e che, all’uscita dal suo primo film, descrisse, ancora pallidissima e turbata, la sua visione così: «Orribile: ho visto uomini fatti a pezzi; la testa, i piedi, le mani, un pezzo qui un pezzo là, in luoghi diversi» (Balázs 2002, p. 25).

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