www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026

risultati per tag: Cose mai viste


  • altCome sostiene Tommaso Isabella «Il cinema di Ben Rivers si è sempre mosso sapientemente sulla soglia incerta tra finzione e documentario, nell’intervallo che sta tra intuizione e costruzione» (Isabella). Un posizionamento interstiziale scelto per problematizzare lo statuto dell'immagine, e che rappresenta una delle questioni chiave attraverso cui poter provare a leggere e interpretare molta parte del cinema contemporaneo.


  • altDopo l'apoteosi fantasmatica, metempsicotica (serie di corrispondenze, congiunture orarie tra Parigi e Taipei), e metatemporale, per una cognizione del tempo tutta cinematografica, “a orologeria” di What Time Is There?; svegliatasi dal sonno pesante, acqueo (quando il peso della valigia, come quello dei materassi di I Don't Want To Sleep Alone, attraversa il quadro e l'acqua da sinistra a destra, e trascorre in galleggiamento, dimenticanza, sogno), Shiang-Chji si ritrova dentro la dura verità di The Skywalk Is Gone, biascicata da un vigile che cerca di multarla nel frastuono della città, sotto il sole acuminato della tarda mattinanata, e il vario, indistinto formicolare sui marciapiedi.


  • altJames Franco, dopo essersi misurato con As I Lying Dying, altro grande romanzo faulkneriano, riparte dal capolavoro The Sound and the Fury, da Benjy e da quel lamento che prova a dire il tormento indicibile dell'esistenza prima di spegnersi nell’odore malinconico dello stramonio.

     

  • bela_tarr

    "Un monumento minimalistico: The Turin Horse di Bela Tarr"
    [Minimalistisches Monument: Bela Tarrs The Turin Horse, «Perlentaucher.de. Das Kulturmagazin», traduzione dal tedesco di Arcangelo Licinio]

    In una casa, un uomo e una donna; in una stalla: un cavallo. Il cavallo "prende" l’acqua dal pozzo, gli uomini mangiano patate. L'uomo è seduto in silenzio davanti al suo piatto, picchia con il pugno sulle patate prima di ficcarsele, ancora calde, in bocca. Allo stesso modo, muto e sordo, siede di fronte al pezzo di legna tagliato che colpisce con l’ascia, o di fronte alla cintura nella quale infila i buchi. La donna – che in tutto quello che fa si comporta in modo un po’ più raffinato dell’uomo, ma che non ha tuttavia nulla da ridere – soffia sulle patate prima di mangiarle con gusto. Quando il cavallo deve essere attaccato al carro, ricalcitra.

  • photo-The-We-and-the-I-2012-9

    Un bus in miniatura attraversa le strade del South Bronx prima di finire schiacciato sotto le ruote del n. 66 (quello vero). L'“incidente” prefigura l'infrangersi del Sogno contro la Realtà.






  • 6-2Un prete in crisi di coscienza vede nella medicina un antidoto ben più efficace della fede ai mali dell’uomo. Si presta quindi come cavia per sperimentare un vaccino contro un virus letale. Una volta infetto, per una fatale trasfusione di sangue il prete muta in vampiro. Con un pretesto horror, Park Chan Wook riflette sul cinema e sulla poetica dello sguardo.


  • sanzimei_05In un villaggio di montagna dello Yunnan, provincia cinese sudoccidentale, vivono insieme al nonno tre sorelle. Le bambine raccolgono tuberi, preparano il pastone per i maiali, mangiano riso e verdura, sfangano gli stivali, accompagnano le pecore al pascolo, riempiono le gerle di sterco e lo ammonticchiano in una casupola. Dopo tanto tempo ritorna il padre per portare via con sé le due figlie più piccole in città, dove ha trovato un'altra donna e un altro lavoro. La maggiore resta al villaggio per badare al nonno e continuare a studiare in una scuola lercia quanto la baracca in cui viene raccolto lo sterco.

  • altTempo e corpo, figura dell’assenza

    Quella di Hou Hsiao-Hsien è un’immagine che si muove per mancanze, per assenze, va e viene lungo l'annerimento di gallerie e barbagli antelucani (Dust in the Wind), che ritornano (Goodbye South, Goodbye); scorre attraverso lumi e fumi d’oppio, tra battiti di palpebre (Flowers of Shanghai) che assopiscono la luce. Fluisce notturna, cadenzata da neon che fuggono dentro gli occhi, voltati a scrutare in volto lo scorrere lucente del tempo nel breve e lacerato tempo della carne, dando vita ad un’immagine discontinua, a salti1, per poi dissolversi, cadere nel buio (Millennium Mambo). Sono queste cadenze (dell’immagine) a lenire (e desiderare) la ferita della luce, come se fosse l’immagine a guardare, a battere le sue palpebre, ad annullare le distanze che separano luoghi e tempi, e a ricongiungere l’incessante vagare dei corpi, smagati ma desideranti per viali, paesaggi ed epoche Taiwanesi.

  • tokyo

    Una donna non riesce a dare una direzione alla sua vita. Un misterioso straniero spaventa e uccide inermi cittadini. Un uomo sceglie di recludersi in casa. E nel frattempo Tokyo presagisce la catastrofe...

     

     

     

     

  • alt«Sono così stordito dal niente che mi circonda, che non so come abbia forza di prender la penna […]. Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza né ridere né piangere, né muovermi altro che per forza dal luogo dove mi trovassi. Non ho più lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte, non perch’io la tema in nessun conto, ma non vedo più divario tra la morte e questa mia vita, dove non viene più a consolarmi neppure il dolore. […] Sono così spaventato della vanità di tutte le cose, e della condizione degli uomini, morte tutte le passioni, come sono spente nell’animo mio, che ne vo fuori di me, considerando ch’è un niente anche la mia disperazione» (Leopardi 1982, p. 151).

  • alt

    “Esther, tu existes tellement fort, comme une montagne.
    Moi, c’est comme si mon existence ou le monde qui m’entoure tremblotait.
    Alors, ça me rassure.
    Que tu veuilles de moi ou non, je m’en fiche.
    Si tu existes, ça veut dire que je ne suis pas enfermé dans un rêve.
    En toi, à tes pieds, je dépose ma croyance.”

    (da una lettera di Paul a Esther)

     


  • TwixtJohn Baltimore nel "bel mezzo del cammin di sua vita si ritrova  per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita". Una dimensione onirico-allucinatoria, avvolta nelle classiche nebbie del gotico vampiresco, squarciate da fiammeggianti fluorescenze. A guidarlo all’origine dei propri spettri, per poterli rendere reali e trasformali in strumento per dare spiegazione del reale, il primo fra i poètes maudits, Edgar Allan Poe.


  • muratovaDalle finestre della grande casa costruita sul palco l’attore vede una ragazza che forse aspetta qualcuno e in quel momento fiocca la neve e i fiocchi si confondono con gli spettatori mentre una porta si apre su un immenso parco di alberi spogli e di figure veloci in lontananza. Sopra e sotto le assi di legno (del teatro?) si susseguono serpentini i pedinamenti, un fuoco di fila irrappresentabile di suicidi, incesti, omicidi.


  • «… Allora, dopo essere stata nell’ala morta, mia sorella scrisse un testo per descrivere quello che succedeva là dentro:

    La sensazione che ti esploda la testa (la sensazione che la scatola cranica debba spezzarsi, sollevarsi)… La sensazione che la cella sia “in viaggio”. Ti svegli, apri gli occhi: la cella sta viaggiando; di pomeriggio, quando entra la luce del sole – di colpo si ferma. La sensazione del viaggiare però non riesci a togliertela. Non puoi dire con certezza se tremi di febbre o di freddo – in ogni caso hai freddo. Per potere parlare in tono normale devi fare lo stesso sforzo che faresti per parlare a voce alta, quasi come urlassi. La sensazione di ammutolire – non riesci più a identificare la semantica delle singole parole, la puoi solo indovinare – … La sensazione di bruciare interiormente… Agenti, visita, cortile ti sembrano essere fatti di celluloide – i visitatori non ti lasciano niente. Mezzora dopo riesci a malapena a ricostruire se la visita è avvenuta oggi o la settimana scorsa… La sensazione che il tempo e lo spazio siano incastrati uno nell’altro – la sensazione di trovarsi in una stanza di specchi deformanti – di sbandare. La sensazione di essere spellata…».


  • Un-hritierNel realizzare nel 1994 Lothringen!, il regista Jean-Marie Straub aveva tratto ispirazione dal romanzo Colette Bodauche dello scrittore e politico francese Maurice Barrès, facente parte della trilogia Les Bastions de l'Est. Sedici anni dopo, riprende in mano il progetto e si dedica a un secondo libro, Au service de l'Allemagne, e si reca in Alsazia per percorrere i sentieri attraversati da Joseph, il medico di campagna, protagonista dello scritto.


  • un-lac-10Alexi è un taglialegna e vive all’interno di un bosco innevato con la sua famiglia. Alexi è innamorato di sua sorella Hege ma l’arrivo di uno straniero romperà gli equilibri intorno al lago.






  • Pare che l’incontro fra Simone Weil e Lev Trockij scadde in lite: la Weil rinfacciava a Trockij la cruenta repressione, ad opera dell’Armata Rossa, della rivolta anarchica di Kronstadt del 1921. Esattamente come le potenze capitaliste, sosteneva quello scricciolo di donna dinanzi al gigante della Rivoluzione, lo Stato comunista fondava il proprio potere sulla repressione della libertà e dell’autodeterminazione.
    La prendiamo un po’ alla lontana, perché quando si parla, come accade in Under Electric Clouds, di Russia e Storia, non si può che parlare di Rivoluzione (dove storia e rivoluzione sono necessariamente maiuscole): non per niente parte del film, presentato nel 2015, è ambientata nel 2017, a cent’anni dalla madre (strana madre: senza figli) di tutte le rivoluzioni.

  • alt

    When the pilot was killed in Mogadishu or in Aden, you said that for each victim in Aden, we should execute a terrorist in Stammheim, in public. And that’s democratic?... You don’t care about laws, but you call yourself a democrat!
    There are situation when you don’t care about laws, and you call yourself a democrat? Ordinary murders often act for the wrong reasons. But what worries you about terrorists is that you could understand them. How can there be situations when you don’t care who makes the law? And what laws! Democracy is a form of State which is the most humane, yes or no? Would authoritarianism be better?
    (R. W. Fassbinder in (I) Deutschland im Herbst, AA. VV. 1977-78)


  • une-vie-meilleure-festival-roma-2011.gifParigi. Yann è un cuoco ambizioso a cui sta stretto il lavoro alla mensa. Nadia è una cameriera di origine libanese con un figlio di 9 anni, Slimane. Quando i due si incontrano decidono di mettere su un’attività in proprio: un ristorante. Grazie ad un prestito, credono di aver coronato il loro sogno. Ma il locale non è a norma e, per aprirlo al pubblico, hanno bisogno di ulteriore denaro che non posseggono. Nadia parte per il Canada, dove le hanno promesso un altro lavoro. Mentre Yann rimane a Parigi a prendersi cura del bambino, arrangiandosi come può.


  • alt«[…] in casi di questo tipo, la scoperta del dettaglio che "significa", più che offrire la prova di una perspicacia analitica da parte di colui che osserva il quadro, offre la prova di una efficacia propria di quella pittura in cui il dettaglio è stato pensato come esca per lo sguardo, punto di cattura. La potenza di un’esca del genere si misura dal fatto che la fissazione sul dettaglio induce lo sguardo a cercare qualcos’altro rispetto a ciò che il dipinto mostra.
    Così crediamo di essere freudiani, perché siamo incuriositi da ciò che non si vede […]» (G. Didi-Huberman, La conoscenza accidentale)

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