www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026

risultati per tag: Cose mai viste


  • altC’era una volta: è la promessa di una narrazione, di Mysterious object at noon, di un allontanamento dal presente: un viaggio, quello del cinema di Weerasethakul, che sin dal suo esordio si addentra nel territorio thailandese, quotidiano militarizzato, realtà tropicale in bianco e nero da cui far riemergere quel paesaggio misticheggiante e trasognato dei racconti popolari, dei miti e delle leggende, che si ritrova come dolcemente sospeso sulle palpebre di chi quasi ammalato favoleggia a occhi aperti, alla luce alta del mezzogiorno o del meriggio, luogo del quotidiano assopito, rivelazione impenetrabile.


  • 114644-1-naissance-des-pieuvresDentro i bordi di una piscina, l’adolescenza si racconta attraverso tre ragazzine quindicenni e il loro movimento a-sincrono di fronte al sesso, all’amicizia, al mondo che si apre davanti a loro solo per essere appreso.

     

     

     

     

  • napoli_napoli_napoli10_01

    Abel Ferrara, assieme all’ex detenuto Gaetano Di Vaio, intervista le donne della Casa Circondariale femminile di Pozzuoli a Napoli. Le giovani recluse si confessano, sviscerando ogni particolare: dal retroterra sociale e culturale alle difficili vicende familiari, dai reati commessi (furto, rapina, spaccio di droga) al momento dell’arresto. La maggior parte proviene dai Quartieri Spagnoli, Secondigliano, Scampia, tra le zone più degradate della città, in cui domina la disoccupazione, la vita di strada e la guerra fra i clan della camorra per spartirsi il territorio. Il regista intervista la gente comune, ma anche politici, magistrati e operatori sociali impegnati nella promozione della cultura e nella tutela della legalità. In parallelo, si svolgono due tracce narrative di finzione. Nella prima, si racconta un episodio di vendetta tra gruppi criminali: Carmine viene strangolato da due scagnozzi mentre è sotto l’effetto degli stupefacenti. Nel secondo, un dramma familiare dove si alternano miseria e violenza, che culmina con l’abuso di un padre ai danni di sua figlia.


  • ne_change_rienJeanne Balibar non è solo straordinaria interprete del miglior cinema francese (Desplechin; Assayas; Honoré; Le Bosco; Rivette), ma anche cantante. Pedro Costa la segue esibirsi in questo percorso artistico parallelo. Una serie di concerti con il gruppo di Rodolphe Burger in Francia ed in Giappone, ma anche lezioni di canto lirico per interpretare la Périchole di Offenbach. Termine di riferimento è One plus one di Godard. JLG è una sorta di presenza/assenza nel film: in una canzone è la sua stessa voce, campionata da Histoire(s) du cinéma, a ripeterci «ne change rien pour que tout soit différent».


  • altSolo il corpo ferito esiste
    J.B.

    La grammatica è una macchina splendente, riflettente, raggiante (che poi la macchina, lo strato veloce, la sezione lamierata, specchiata è sempre, ad esempio: nell'abuso fotografico di porzioni d'alluminio, di riflessi obliqui su automobili lustre, e membrature, e interstizi cromati. Quindi abitacoli, telai, portiere angolate... e nel vetro, nel mezzo, prospettive e cruscotti di luce, lazzi di fori, schizzi e cavità in finiture. «Tutti i termini erotici sono tecnici e il godimento è mediatizzato tramite un apparecchio tecnico, attraverso una meccanica, e si riassume in un unico oggetto: l'automobile»[Baudrillard, 2010]. Questo vuol dire che una nuova edilizia spaziale, un nuovo stato metabolico sgorga dalla macchina, e che nelle sue periferie si situa il nuovo sangue).


  • È una ricerca espressiva sempre più radicale quella del cinema di Tsai Ming Liang che fa della lontananza il centro focale della visione. Lontananza dal grande schermo, mantenendo una promessa che aveva fatto sobbalzare qualche anno fa, e dai contesti originari ai quali sorprendentemente ritorna.



  • altUna grande casa colonica in un paesaggio subtropicale, sei ventenni che tornano nel posto in cui il loro amico Miguel ha trascorso gli ultimi giorni di vita prima di suicidarsi. Vogliono inscatolare e raccogliere tutto ciò che l’amico ha lasciato dietro di sé: piatti audio ancora attaccati alle casse, cavi che giacciono sul pavimento, vestiti e oggetti sparsi qui e là.
    Miguel registrava ossessivamente i suoni della natura e i suoi discorsi solitari, e quelle registrazioni ora riecheggiano ovunque nella casa e all’esterno, attraverso altoparlanti che confondono i piani della percezione, tra un prima e un dopo, tra la notte e il giorno e tra la vita e la morte (dal catalogo del TFF).


  • Gli animali notturni si muovono in gruppo e nella notte mostrano la loro parte più oscura, creature che vivono ai margini di un baratro, lontani dalle dinamiche di una società retta dalla competizione e che esclude molti dei suoi figli. Lo sguardo viaggia ad alta velocità tra le tenebre dei cunicoli metropolitani, tra buio e luce, in un’alternanza di oscure derive e abbacinanti consapevolezze. L’architettura sociale, sempre più solida e rigida, poggia le sue fondamenta sul potere e su un sistema prepotente che schiaccia la personalità umana, non lascia spazi di fuga, ma solo margini di impotenza, solitudine e frustrazione.


  • Nostalgia luzIl deserto di Atacama, in Cile, è una grande porta sul passato: il clima arido e secco favorisce il lavoro degli archeologi, mentre la trasparenza del cielo aiuta gli astronomi a sondare l'enigma dello spazio celeste. Sempre nel vasto deserto, alcune donne vanno alla ricerca di quel che resta dei corpi dei loro compagni, i desaparecidos del regime Pinochet. Patricio Guzman, con Nostalgia de la luz, film poetico e struggente, torna a raccontare il suo Paese, avvicinando il cinema alle stelle, perché, il cielo, si sa, condivide irrevocabilmente il medesimo spazio di una pellicola: il passato.


  • NothingPersonal_2_750pxIn campo  lungo, sotto una densa e plumbea coltre di nuvole foriere di pioggia, una donna sola, crine scarlatta, cammina  su terre battute dai venti. L’aria è fredda, la luce bluastra. Sta fuggendo da qualcosa o qualcuno. Non è permesso saperlo, a noi, così come all’uomo che decide di darle ospitalità. Tra loro non deve esserci nulla di personale. Lei stabilisce che anche il conoscere i rispettivi nomi sarebbe un’infrazione del contratto stipulato: solo lavoro in cambio di cibo. Una severità che verrà però mitigata da piccoli gesti infinitesimali, reciproca dimostrazione di mutuo soccorso.


  • bressane«È disteso su sette colli altrettanti luoghi da cui godere esaltanti panorami, il vasto, irregolare e multicolore insieme di case che costituisce Lisbona. Per il viaggiatore che arriva dal mare, Lisbona, anche da lontano, si erge come un’affascinante visione di sogno, contro l'azzurro vivo del cielo che il sole colora del suo oro. E le cupole, i monumenti, i vecchi castelli si stagliano sopra il turbinio di case, come araldi lontani di questo luogo delizioso, di questa regione fortunata».


  • O_Fantasma_2000_Fantasma_O_2Sergio è vittima di un desiderio sempre più indefinibile. Cerca di soddisfarlo in un interminabile girotondo di anonimi incontri sessuali. Una notte incontra il ragazzo dei suoi sogni e la sua vita ne è sconvolta. Lo spia, penetra nella sua casa, rovista nella sua immondizia. Rifiutato, cerca rifugio nei rifiuti. È solo. Non appartiene più a questo mondo.



  • o somma luce«O somma luce che tanto ti levi / da' concetti mortali, a la mia mente / ripresta un poco di quel che parevi, / e fa la lingua mia tanto possente, / ch'una favilla sol de la tua gloria / possa lasciare a la futura gente; / ché, per tornare alquanto a mia memoria / e per sonare un poco in questi versi, / più si conceperà di tua vittoria».
    (Dante, Paradiso, Canto XXXIII)


  • altSi dice che su uno degli scudi che formano il carapace della vegliarda e possente tartaruga cosmofora sia ritratto, con dignità divina, somma e maestosa, il volto di Manoel de Oliveira colto nell’atto di pensare. La bella fronte, corrugata e arcana, sotto il profilo fisiognomico ci dice che Colui conosce il Mistero e i suoi araldi, ed è capace quindi di sublimi vette e di ime profondità.

  • alt«L'assurdo è la lucida ragione che constata i suoi limiti»
    (Albert Camus)

    Edgar, da sempre cameriere di un decadente ristorante, è infelice. I suoi giorni si avvicendano sempre uguali tra sofferenze e umiliazioni: sua moglie è malata e lo tradisce con il dottore, i clienti lo insultano e malmenano, la sua amante possessiva lo perseguita. Decide dunque di bussare alla porta dello “sceneggiatore”, colui che sta (ri)scrivendo la storia della sua vita.

  • Observando el cielo è una ricerca ma anche un viaggio durato sette anni in cui Jeanne Liotta frantuma il tempo per captare campi celesti e registrare il movimento degli astri e della luce e del buio incisi su pellicole da 16mm.
    Osservare il cielo è contemplarlo che è privilegio dell’uomo la cui stessa denominazione greca (ἂνθρωπος) mi rimanda ad una definizione di Platone in Cratilo 399c: «questo nome ἂνθρωπος, uomo, significa che mentre gli altri animali non considerano né ripensano né riesaminano (ἂνθρωποὖσιν) mai nulla di ciò che vedono, l’uomo non appena ha visto, ἀνἀθρἐι e cioè riflette ciò che ha visto, donde a ragione soltanto l’uomo tra gli animali fu denominato ἂνθρωπος, cioè colui che riesamina ciò che ha visto. Ma ἀνἀθρἐωè composto di ἀνω + ἀθρἐω= guardare verso l’alto: «degli altri animali infatti solo l’uomo guarda in alto”» (Rocca S.); solo l’uomo, una volta acquisito il suo status erectus(quella verticalità che lo contraddistingue, tra le altre cose dall’animale) ha potuto levare gli occhi al cielo e ricevere tutto l’inaudito spazio del cosmo.

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    men-horses-729-620x349L'immagine di un uomo la si riconosce dal profilo, dai movimenti, dalle parole. L'immagine di un cavallo la si riconosce dal profilo, dai movimenti. Se l'uomo tace e se il cavallo si ferma, l'uomo e il cavallo si ritrovano ad essere, davanti alla vita, la stessa identica cosa.

  • Sembra darsi nel senso della perdita, il primo lungometraggio del regista libanese Nadim Tabet, nel sole che si accascia mentre i muri si scrostano e si riardono, in un tempo perduto: lo dicono gli occhi affossati dei protagonisti, le loro voci fuori campo che arrivano a slargare le inquadrature sulla città o a rinvenire da un grumo di memoria attimi trattenuti in fotografie analogiche; non solo simulacri di ricordi, ma ricordi esse stesse, corpi di pellicola, di pelle, che su di sé conservano il segno della luce, del tempo.


  • altSono molti mesi che Anders (Anders Danielsen Lie), 34 anni, cresciuto da genitori progressisti, non fa più uso di droghe, anche un semplice bicchiere di birra pare un ricordo lontano, restano solo le sigarette. Sono i suoi ultimi giorni in un centro di disintossicazione nelle campagne fuori Oslo; dall’ultima seduta di gruppo emergono le paure di chi, come lui, si appresta a ritornare all’esterno, al mondo. Anders invece trattiene tutto; poche ore prima ha tentato di ammazzarsi in un lago, con giacca e braccia cariche di pietre, ma qualche istante dopo è riemerso dall’acqua a respirare. Questo, però, nessuno lo sa. C’è un colloquio di lavoro in città – per una redazione – che lo aspetta: scrive molto bene, ma non lo fa da anni. L’incontro va male a causa sua, ma quelle ore saranno soprattutto un ritorno, tra deambulazioni e fermate, a persone, luoghi, ricordi fondamentali della sua esistenza.


  • pas-de-repos-pour-les-br-ii02-gTre ragazzi si inseguono, si cercano fra loro, invertendosi spesso i ruoli, in uno spazio senza coordinate reali, fino a incrociarsi, forse, nel sogno. Un incubo ossessiona uno di loro: l'arrivo del penultimo sogno, quello che precede la morte...




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