www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026

risultati per tag: Cose mai viste


  • «I met my love by the gas works wall/Dreamed a dream by the old canal/Kissed a girl by the factory wall/Dirty old town/Dirty old town.»
    Non dirò mai a nessuno della prima volta che andai al cinema. Del buio, della prima luce – fiat lux, e fu la luce, e fu il mio nome. Una volta, una giovane artista disse di non riuscire a vedere un film per intero nel suo scorrimento, del suo dover alzarsi, andarsene e poi tornare. Perché, come sentiva Fassbinder, «i film liberano la testa», ma imprigionano il cuore. E non voglio, non posso, che grazie a quella luce le altre ombre presenti in sala vedano la testa libera, il cuore imprigionato e il vero volto.

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    La grande illusione

     

    Per chi decide di percorrere il Sunset Boulevard in tutta la sua lunghezza, da Downtown fino all’Oceano, all’apparenza di un andare morbidamente oscillatorio – un mondo parallelo dove si susseguono a perdifiato quartieri opposti e cangianti, grandi come città che sembrano appartenere a universi agli antipodi – dovrà lentamente rivedere la prima impressione e fare i conti, al contrario, con l’incanto inerte di una memoria troppo solida per essere vera. Qui piuttosto comincia la discesa nel vuoto, qui si dipana una malinconia lontana, con nel fondo un tramonto bruciante, di altrettanto intatta avvilente bellezza.


  • kotoko«Ma certo. Che ne potete sapere voi? Avete mai sentito il suono di un violino? No. Perché se aveste ascoltato le voci dei violini come le sentivamo noi, adesso stareste in silenzio, non avreste l'impudenza di credere che state ballando. Il ballo è... è un ricamo... è un volo... è come intravedere l'armonia delle stelle... è una dichiarazione d'amore... Il ballo è un inno alla vita».

    Il prefetto Gonnella in La voce della luna (Federico Fellini, 1990)


  • Chi ha paura di Krisha? Il suo primissimo piano in incipit è promessa di spavento, stato di attesa e rivelazione moltiplicato dalla musica gravida di pathos, graffiante. Allora Krisha la si scruta con sospensione, si cerca un indizio su quel viso che è cartografia del tempo, residuo di bellezza, occhi consumati ma aguzzi. Poi tutto cambia, o quasi.

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    In un oggi non ben definito, due sorelle e un fratello, nonostante l’evidente maggiore età, vivono come se fossero ancor dei bambini. Questa condizione d’infantilità è il risultato di una dottrina educativa assoluta ed intransigente. È il padre a volere dei figli addestrati come se fossero dei cani. Questi devono accettare incondizionatamente come unica realtà quella che la figura genitoriale decide di far conoscere loro. 


  • altSembra quasi che - nel cinema di Philippe Cote - l’occhio vaghi dentro uno spazio che ha fatto del tempo la propria estensione, un tempo che fa da sfondo al fondo dell’immagine: un movimento accelerato che diventa curvatura, torsione brulicante nella grana della superficie materica, dell’immagine che affiora dal proprio supporto, la pellicola.


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    “- La sopravvivenza è divenuta immortalità, l'eternità si è sostituita al tempo, dopo un millennio di balbettii, l'umanità è pervenuta a inventare l'anima immortale tra il primo doppio e la prima anima la differenza di struttura mentale è assai considerevole... Abbiamo appena considerato le società che ignorano: la prima, il nostro sentimento di destino; la seconda, il nostro sentimento della nascita; la terza, il nostro sentimento dello scambio; l'ultima, il nostro sentimento della morte. Tra gli uomini di cui abbiamo appena parlato e il Greco, l'uomo gotico e noi stessi, cosa c'è di comune?


  • LINCONSOLABLEDopo Femmes entre elles, un altro Dialogo con Leucò.









  • altL'infinita fabbrica del Duomo di D'Anolfi e Parenti racconta la secolare costruzione del Duomo di Milano, iniziata più di sei secoli fa e non finita nel Novecento, dal momento che, pezzo dopo pezzo, il Duomo è ad oggi sottoposto a un continuo lavorio di restauro.
    Nel film si narra anche come sia stato il popolo il vero fautore dell'edificazione, non solo attraverso il lavoro delle braccia, ma anche con le sue donazioni. La bellezza di una chiesa affranca infatti il lavoro dall'utilità cui è legato: se per il mondo della produzione il lavoro è una merce che deve essere sfruttata per l'utile, per il mondo della gloria, invece, la ricchezza ha ragion d'essere solo per cantare la magnificenza del divino e per mettere in contatto, attraverso la realizzazione di opere inutili e in pura perdita (come l'edificazione di un tempio, per l'appunto), il popolo con la divinità.


  • altPierre e Manon si amano. Fanno dei documentari con niente e sopravvivono facendo piccoli lavoretti. Pierre incontra una giovane stagista, Elisabeth, che diventa presto la sua amante. Egli non ha intenzione di lasciare Manon per Elisabeth, ma vuole stare con entrambe. Un giorno Elisabeth scopre e rivela a Pierre che la sua donna ha un amante. Manon e Pierre si separano.


  • altC’è un che di rassicurante nel sapere che dopotutto, dopo tutti i passivi nichilismi e cinismi di certo cinema mitteleuropeo, vaghi per l'Europa una nuova generazione di registi entusiasti e malinconici, ironici e lirici allo stesso tempo, smodati soprattutto rispetto ai canoni di equilibrio iconico-narrativo che vigono nel cosiddetto cinema d’autore; capaci di reinventare non solo la propria tradizione mediterranea, ma anche quella più dialetticamente europea, almeno a partire dalla comune base cogitante illuminista e arrivando a un postmodernismo che, fuori da citazionismi a sé e dentro la rianimazione e la mutazione della carne letterario-cinematografico-musicale, si presenta come l'unica forma di umanesimo possibile, anche contro certi richiami all'ordine realistico (io direi più che altro, descrittivo-mimetico) di cui s’è letto qua e là nei mesi passati.

  • altSolo la famiglia può donarti la misura della tua crudeltà
    (Antonin Artaud, I Cenci)


    Citando Godard possiamo dire che La calle de la Amargura di Arturo Ripstein è al contempo un conte de faits (un racconto di fatti) e un conte de fées (un racconto fiabesco). È lo stesso regista a  convincerci di questa lettura quando dichiara: «Il mio film è tratto da una storia vera - un omicidio che fece scandalo in Messico nel 2009 -, ma questo non viene dichiarato. E non è un caso. Perché preferisco l’invenzione [...]. La realtà è un’occorrenza passeggera. La verosimiglianza è, ai suoi massimi livelli, eterna. E` questa la mia aspirazione. La storia, i personaggi, l’atmosfera, la struttura del film sono più veri che mai, perché pur essendo nati dalla realtà sono diventati, grazie al cinema, una meravigliosa finzione.»


  • alt«Le cinéma est un art d'une fantomachie, si vous voulez, et je crois que le cinéma quand on ne s'y ennuie pas c'est ça, c' est un art de laisser revenir les fantômes» (Jacques Derrida)








  • Una sperduta centrale termica dismessa in Siberia, un edificio fatiscente, dai muri scrostati, immerso nelle lande desolate, coperte di ghiaccio, un paesaggio rarefatto ed estremo. È il maniero di un uomo dal volto coperto perennemente da una maschera di cera, che passa il suo tempo a riempire gigantesche lavagne di formule matematiche e fisiche, immerso in teoremi e principi astratti. Capace di masturbarsi calzando delle scarpe femminili rosse dai tacchi a spillo ed esclamando “Plutone!” al momento dell'orgasmo. Tre nani dotati di poteri paranormali, telepati – comunicano tra loro con il pensiero, senza aprir bocca – sono incaricati della missione di raggiungere quella vecchia cattedrale nel nulla e di impadronirsi furtivamente della cosa più preziosa in essa custodita: la distanza. A ciò si aggiunge un barile fumante, in grado di parlare, sempre in via telepatica, in russo ma anche in giapponese.

  • altLuccica, il nero. La Folie Almayer si apre così, dentro una musica (wagneriana) dispiegata nella piega arancia delle acque, nel buio arcano della notte e nell’apparente immobilità del fiume. Il buio come presentimento sul limite dell’acqua, tenebra conradiana ai confini del mondo. Lì, nel mezzo, c’è la casa di Almayer, luogo di sospensione, di messa in dubbio, di assenza. Almayer si è perso nel desiderio, perso in un luogo che non gli appartiene ma che in qualche modo lo tiene ancora stretto.

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    Comme le feu,
    l’amour n’etablit sa clarté
    que sur la faute e la beauté des bois en cendres.

    (Philippe Jaccottet)

     

     

     

     


  • large 270402L'influenza o dell'inesorabile precipitare di una donna che perdendo il lavoro si impone l'autoesclusione dal mondo, abbandona le abitudini, dimentica i figli e sé stessa.

     

     

     

     


  • La_Morte_rouge_4Il regista, nel suo soliloquio, risale lentamente dal presente della città di San Sebastian, fino al passato remoto in cui, proprio lì, esisteva una sala cinematografica, il Gran Kursaal, luogo della sua prima proiezione, quando aveva cinque anni. Il film era L'artiglio scarlatto (1944) di Roy William Neill, con Basil Rathbone nei panni di Sherlock Holmes. Da allora, da quella prima visione "impressionante", la sua esperienza di uomo nel mondo è cambiata per sempre.


  • nocheUn uomo prossimo alla pensione segue, nel Cile attuale, le lezioni di francese di Jean Giono, racconta alla radio di quando, da bambino, andava al cinema con Beethoven e ricorda i lunghi tramonti dorati in compagnia del temibile pirata Gamba di legno. Nel frattempo, un'oscura trama di assassini incrociati avviluppa il suo presente...

  • «Pure, io mi rivolgo altrove: / verso la santa inesprimibile / misteriosa Notte.»

    Perché Novalis preferiva la Notte, rispetto al luminoso Giorno? Perché la Notte schiude in noi infiniti occhi interiori, attraverso i quali possiamo metterci in sintonia con coloro che credevamo di aver perduto. Il contatto con i Morti non lo spaventava – anzi, la Notte ce li restituisce vivi, ci svela l’inganno della perdita, che è solo un’illusione, un brutto sogno dal quale ci si risveglia. Così il poeta poteva elaborare il lutto per Sophie, la fidanzata morta, e dialogare con lei  come se fosse viva, o più che viva: addirittura trasfigurata.  Allo stesso modo in cui Dante, uscito dalla selva oscura e risalito dagli inferi, dialogava con Beatrice.

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