www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Periodico online di cultura cinematografica
Diretto da Luigi Abiusi
anno XVII | Uzak 52/53 | primavera/estate 2026

risultati per tag: Cose mai viste


  • in-my-skin-dans-ma-peau-2La vita di una trentenne piena di successi lavorativi e con una relazione amorosa stabile, verrà messa in discussione da una ferita alla gamba durante una festa. Ogni tentativo di non cedere all' attrazione maniacale verso il proprio corpo e il proprio sangue sarà inutile e la porterà ad un totale stravolgimento emotivo e psicologico.



  • de la guerre11Dopo una notte passata accidentalmente dentro una bara, Bertrand, regista e uomo in crisi, si sente cambiato. Ora vuole ricercare il piacere, il senso di sé, e si ritrova  ben presto a far parte di una misteriosa “setta”.





  • altSalpato da un porto di luccicanze, crepuscolo elettrico, cigolante già il proprio non essere più, la propria evanescenza accesa nel tremolio dei fari, Dead Slow Ahead è ecosistema di galleggiamento, di deriva, protratta avaria in acque morte. Vive in una massa, un’inerzia d’acqua-tempo stagnante nonostante il moto ondoso che si vede dagli spiragli dell’inquadratura: mare aperto e spume, fino a banchi d’acqua colloidale, che si muovono lentamente in una plaga bianca, come intima ossessione, lo slow, dello sbaraglio del mare.

  • 3

    Storia di uno spacciatore (il “Dealer” del titolo), impegnato nel distribuire dosi a stupefacenti casi umani. Una di questi sostiene di avere avuto una figlia da lui. Lo spacciatore si affeziona alla bambina e incomincia a cambiare il suo punto di vista sulle cose: va a trovare il padre, ancora sconvolto dalla morte assurda della moglie; incontra un vecchio amico, adoratore del dio sole; chiude la propria insoddisfacente storia con una ragazza. Quando la presunta figlia respinge con delicatezza le cure dello spacciatore, questi decide di suicidarsi, lasciandosi bruciare nel solarium ereditato da un suo cliente.

  • delta

    Un ragazzo torna a casa, in un non-luogo isolato dal resto del mondo, sul Delta del Danubio. Scopre di non avere più una casa, ma una sorella di cui ignorava l’esistenza. Insieme decidono di costruire un nuovo rifugio, sull’acqua, lontano dal centro. Gli abitanti del villaggio non riescono ad accettare la loro “innaturale” relazione…


  • altA volte capita di essere colti di sorpresa da un'immagine, magari entrando in una chiesa o in un rudere scalcinato: crediamo di aver visto o di poter vedere tutto, nella quotidiana tempesta di percezioni che ci avvolge come una selva indistinta, ma dinanzi all'epifania dell'inconsueto non possiamo che rimanere straniti, come se avessimo aperto gli occhi per la prima volta.



  • bach1Die Stille vor Bach è un invito a riconsiderare cosa possa oggi significare essere e sentirsi europei al di là delle contingenze economico-finanziare. Uno sguardo sulle profonde relazioni tra immagine e musica, e su come quest’ultima possa diventare patrimonio condiviso attorno al quale tornare a riflettere sul senso di "sentire comune".


  • Bi-mong.DreamJin sogna avvenimenti che poi scopre essere divenuti reali, verificatisi nella maniera e nei luoghi prefigurati nel sonno. Solo che, nella realtà, protagonista di questi accadimenti (angosciosi, dolorosi, delittuosi) non è lui bensì una ragazza, Ran, sonnanbula, che compie le azioni al posto suo, mentre lui le evoca in sogno. I due, sconosciuti l'uno all'altra, sono accomunati dall'essere entrambi reduci da relazioni sentimentali finite poco tempo prima.


  • Drug-WarMing, cinico trafficante di droga, si schianta in auto contro un negozio dopo l’esplosione del suo laboratorio dove si fabbrica eroina. Si salva la vita, ma ha la moglie e il cognato bloccati dentro la fabbrica. Lei, funzionario di polizia intelligente e attento, prova a rintracciare gli altri criminali offrendo a Ming l'opportunità di ridurre la pena detentiva. Ming decide di aiutarlo, tradendo tutti i suoi fratelli, ma all'ultimo minuto... Un viaggio all’interno del labirinto di mafia e traffici illegali, il primo film cinese che osa parlare apertamente di droga.
    [Dal catalogo del Festival Internazionale del Film di Roma]


  • Nelle tenebre elementari un gocciolio d’alba introduce alla scena prima - il fuoco artificiale dissecca la superficie - dalla terra argillosa emergono i corpi scrostati, le pelli arricciate, la virgola impercettibile dell’angelico sesso.





  • “Educazione sentimentale”: la disamina di un titolo è sempre un po’ sospetta, capziosa, e chi la conduce rischia di svilire e disanimare il film. E però è difficile sottacere dell’effetto di straniamento causato dalla giustapposizione tra il temine “educazione” e il cinema sovversivo e dirompente di Julio Bressane, autore che dagli esordi degli anni Sessanta ha fatto della propria “maleducazione” (intesa come refrattarietà al rispetto delle convenzioni cinematografiche) l’unica regola da seguire in modo integerrimo.


  • birdsongI re magi vagano per il deserto alla ricerca del Salvatore. Non c'è una cometa che li guidi, solo un angelo ogni tanto appare. Durante il riposo, per far passare il tempo, si raccontano quel che hanno sognato. Lungo il cammino si accorgono di aver sbagliato strada, tornano indietro, girano attorno a una montagna, si accovacciano su un dirupo. Forse, sembra suggerire uno dei tre, si potrebbe andare sulle nuvole e farsi trasportar da loro.


  • Electroma2Parafrasando i Daft Punk: Electroma è un robotico videoclip che cerca in tutti i modi di trasformarsi in umano cinema. È la tragedia di due macchine autocoscienti che fallendo nel tentativo di farsi umane decidono di distruggersi in un deserto rosso di gusvansantiana memoria.


  • elenaElena, un’ex infermiera, ha sposato Volodja, un borghese più vecchio di lei ma molto più ricco. Lei ha un figlio, Sergei, indigente e indolente, che le ha dato due nipoti e che campa con i soldi che sua madre gli passa di nascosto; lui ha una figlia, Katya, viziata e probabilmente sterile, che vive sola. L’equilibrio che hanno raggiunto si spezza quando Volodja ha un infarto.


  • alt«Mar Nero, 22 giugno 1939. Cara mamma, sul mare fa freddo ed è grigio. È cosi bello viaggiare lentamente e vedere l’Europa trasformarsi impercettibilmente in Oriente». La voce è quella di Irène Jacob, i pensieri, gli occhi, il tempo, la vita, sono della ginevrina Ella Maillart (1903-1997), chiamata “Kini”, partita su una Ford Cabriolet quell’estate insieme svizzero-tedesca Annemarie Schwarzenbach – un’amicizia forte, anche difficile, con la zurighese che forse nutriva anche qualcos’altro, un bisogno soprattutto – alla volta dell’Est.

  • altL’elemento minore tra i pronomi è, nel film di Verhoeven, un monumento alla distanza. L’imponenza della terza persona femminile non solo segna l’interruzione del rapporto io-tu, ma si espone ad una magnifica perversione, quella delle potenzialità virtuali dell’umano, o meglio, della creazione di un umano estremamente pensato.




  • alt«Così pieno e traboccante d’anima e in generale così strutturato e determinato dalla partecipazione affettiva, il cinema risponde a dei bisogni […] quelli di ogni immaginario, di ogni fantasticheria, di ogni magia, di ogni estetica: quelli che la vita pratica non può soddisfare. Bisogno di sfuggire a se stessi, e cioè di perdersi nel mondo esterno, di dimenticare il proprio limite, di meglio partecipare al mondo e cioè in fin dei conti di sfuggire a se stessi per ritrovarsi […] di essere maggiormente se stessi, di elevarsi all’immagine di questo doppio che l’immaginario riflette in mille vite».
    (Edgar Morin, 1982)


  • enter-the-void-18-31770Tokyo è un immenso flipper scosso da lampi di luce elettrica. Oscar è un piccolo puscher ammaliato dalle fluorescenze urbane, più dedito al consumo che allo spaccio. Vive con sua sorella Linda. I due si sono da poco ritrovati dopo la separazione coatta subita in seguito alla tragica morte dei genitori. Una sera, raggiunto un amico cliente alVoid, sorta di postmoderno Karakova Milk Bar, è freddato da un poliziotto da cui cercava di sfuggire. A questo punto la sua anima compie un percorso d’ascesa lungo le traiettorie descritte dalBardo Thodol.


  • Eternal_Homecoming[nella sezione "Signals" dell'International Film Festival di Rotterdam dedicata a Kira Muratova]

    C'era una volta un re, seduto sul sofà... Come la famosa filastrocca che si può ripetere all'infinito, così è l'ultimo film di Kira Muratova, Eternal Homecoming. Un uomo va a trovare una vecchia amica per confidarsi sulla sua situazione sentimentale di difficile soluzione: è nel pieno di una liaison con un'amante, ma al contempo vuole ancora molto bene alla moglie. Quale scegliere? La domanda non ha risposta nel film ma innesca una, potenzialmente infinita, riproposizione della stessa.

  • 22

    La steppa russa, distanze impercorribili fanno da sfondo all'incrocio degli sguardi di Vera e Pasha, amanti destinati all'inevitabile epilogo, sotto lo sguardo di un dio assente.

     



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